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FROM DUSK TILL DAWN

Nicola Verlato
dal 24 maggio 2013 al 31 luglio 2013

La Galleria Giovanni Bonelli è orgogliosa di presentare From dusk till dawn di Nicola Verlato, la sua prima mostra personale in Italia dopo sei anni. Il progetto prende il nome dall’omonimo film di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino e sottolinea il legame di questa particolare pittura con la cultura popolare di massa. Inoltre conferisce alla mostra una durata temporale precisa: il cuore dell’esposizione, così come accade per l’opera cinematografica, è il tempo che intercorre dal tramonto all’alba.
L’allestimento, ideato da Verlato appositamente per lo spazio, organizza le opere secondo quattro momenti distinti: un prologo, un finale drammatico, un intermezzo e un nuovo inizio.
Dal tramonto, all’alba.

La serie Car Crash mette in scena una fine gloriosa, colta nell’attimo dove tutto è sospeso e il senso delle cose si rimescola in una gioiosa consapevolezza panica. Il tramonto non è malinconico ma carico di violenza e rancori mai sopiti: una fine rabbiosa e liberatoria dal carattere esplosivo. La sospensione di gravità consente di indagare nei meandri del caos, per scoprirne la bellezza perturbante e inattesa. Come una sorta di fermo immagine tridimensionale in cui figure e oggetti generano nuove possibili composizioni senza alcuna differenza tra natura e cultura, artificiale e biologico, uomo e macchina.

La stasi notturna dell’intermezzo e’ il cuore della mostra che apre le porte a campi gravidi di possibilità: il sonno, il sesso, il sognare con i suoi demoni, la realtà esterna all’appartamento, lo spazio dei videogiochi di chi sta sveglio, una porta che si apre, una enorme parete vetrata ed il quadro stesso in cui tutte queste dimensioni si mescolano e coesistono in un unico spazio. Una meta-pittura quella esposta in mostra, dove la singola immagine è in grado di accogliere e sviluppare molteplici spazi e tempi contemporaneamente, mentre i frammenti della fine del giorno si sedimentano in un’intricata trama di relazioni.
Riflessioni stratificate, considerazioni, idee e visioni si annidano nella tela creando più situazioni, più contesti, più livelli di lettura. Burzum si riferisce – nel titolo – al famoso musicista norvegese assassino e piromane che bruciava chiese protestanti perchè fondate, a suo dire, sulle rovine di luoghi sacri al paganesimo nordico. Il dipinto è accompagnato da un video che esplora il modello tridimensionale usato nel processo di ideazione e realizzazione dell’omonimo quadro.

A whiter shade of pale è un riferimento sarcastico oltre che lirico a una vecchia canzone della band Procol Harum che racchiude l’intera biografia di Michael Jackson: icona musicale indiscussa oltre che figura pressochè mitica di universale riconoscimento e caratterizzata, come ogni mitologia, dall’impossibilità di essere racchiusa in alcun giudizio definitivo. Multiforme e tragica, idiota e sublime, autentica e falsa, capace di superare tutte le dicotomie consentendo l’accesso a un terreno più che fertile di immagini. In ricordo di questo grande artista, Verlato ha progettato un monumento – mausoleo dell’artista visitabile attraverso una sorta di viaggio tridimensionale attraverso il modello architettonico e alcuni bozzetti.
Ripartendo da uno studio meticoloso della figura umana, dalla meccanica dei movimenti, la fisicità corporea e il suo rapportarsi con lo spazio e il circostante l’artista rielabora, per riuscire a rappresentare, la mitologia e l’iconografica proprie di questa civiltà.

Il prologo, infine oppure inizialmente, ci introduce alle contraddizioni insanabili ma sostanziali che caratterizzano l’orizzonte occidentale. L’atto propulsore che scatena il movimento ciclico di disfatta e rinascita cristallizato nelle opere in mostra è la lotta fra due movimenti opposti: la tensione monoteista alfabetica ed iconoclasta a cui si oppone la mai sconfitta resistenza politeista ed idolatra delle immagini. Lavori rappresentativi di queste considerazioni sono Pan’s crucifixion e Conquest of the west.

 

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