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VESPERBILD

Agostino Arrivabene
dal 22 maggio 2014 al 26 luglio 2014
a cura di Pietro C. Marani

La Galleria Giovanni Bonelli è lieta di presentare la prima personale di Agostino Arrivabene nei propri spazi espositivi.

Il progetto prende il nome dalle Vesperbilder  (letteralmente, “immagini del vespro”), sculture nate in Germania nel XIV secolo che raffiguravano la Madonna con in grembo il corpo di Gesù morto. Le figure tedesche della Pietà sono spesso caratterizzate da accenti intensamente espressivi e patetici, soprattutto nella rappresentazione del corpo di Cristo che, attraverso la trasfigurazione della carne e del volto, diventava quasi deforme, incarnazione della sofferenza.

Le Vesperbilder erano punto di unione tra due stadi estremi, fra la morte e la resurrezione, erano le immagini dell’attesa, icone di meditazione crepuscolare, anello che univa la notte al giorno e viceversa.

Le Vesperbilder contemporanee di Agostino Arrivabene riflettono soprattutto su questo concetto di passaggio, di soglia, di confine tra luce e ombra.

Trasfigurazione, crepuscolo, rinascita sono i temi, di matrice classica ma riletti in chiave contemporanea, che caratterizzano gli oli su tela dell’artista cremonese. Abbiamo qui una sequenza di immagini e narrazioni tratte dal mondo mitologico e letterario che raffigurano diverse fasi di un processo che, dal travaglio interiore e fisico, giunge al desiderio della guarigione attraverso il sogno o l’intervento divino con la trasmutazione in corpi nuovi.  Nei dipinti sorge imponente un’attenzione compassionevole verso ciò che è mortale, fragile, malato.

L’opera intitolata Monatto dai muti campanelli, di ispirazione ovidiana, è un appestato che si trasforma in creatura vegetale. Come nel suo omologo mitico, il monatto piange un pianto senza requie, ma muto. Penseranno a piangerne il dolore le due prefiche mutanti, secondo elemento del trittico.

Il polittico dedicato alla vicenda di Orfeo ed Euridice si concentra sul canto rituale attraverso il quale Orfeo tenta di recuperare l’amata dal regno dei morti. La mano frammentata della fanciulla e il suo piccolo volto in estasi, dislocati dal resto del corpo a formare ciascuno un elemento del trittico, diventano simbolo di supplica eterna.

Altre opere in mostra hanno una chiara origine nelle iconografie floreali di Bruegel: qui l’artista dà vita a creature arcimboldesche in cui le ombre divorano l’identità rivestita di soli fiori che divengono catalizzatori di pollini generativi.

Chiude la mostra un progetto eclettico in cui Arrivabene unisce pittura, scultura e oreficeria. Partendo dall’icona dei Dioscuri, l’artista fonde la loro identità in un nuovo mostro siamese le cui due teste sono cinte da strane corone ossee tratte dal mondo iconografico di Ernst Haeckel. Così fino a realizzare una micro scultura in materiali preziosi che diverranno gemelli da polso, realizzati dall’abilità del gioielliere Mirco Baroso chiamato da Arrivabene a dialogare con la sua opera.

 

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